Italian

Uomini Illustri di Tapogliano

Il nunzio apostolico mons. Antonino Zecchini (Visco 1864 – Riga 1935)
Il nunzio apostolico mons. Antonino Zecchini (Visco 1864 – Riga 1935)

Antonio Zecchini

Nel 1805, in piena età napoleonica, nasce a Tapogliano Antonio Marcuzzi.
La sua è una famiglia di poveri contadini ed egli chiede un sussidio statale per poter continuare gli studi.
Divenuto sacerdote, è cappellano curato a Joannis quando scoppia una epidemia di colera ed egli, secondo la testimonianza dei contemporanei, assiste gli ammalati in maniera eroica, tanto che nessuno muore senza i sacramenti.

Promosso parroco decano di Visco, riveste la funzione di ispettore scolastico distrettuale, e in questo incarico promuove la fondazione di nuove scuole popolari, la istruzione femminile, la cultura agraria e l’insegnamento della lingua tedesca per consentire ai giovani di entrare nel cuore dell’Impero Austriaco.

Agisce per la cultura con lo scopo dichiarato di sottrarre i contadini allo sfruttamento.
A Visco lo raggiunge sua sorella Maddalena che sposa il sacrestano Antonio Zecchini. Lei svolge anche le mansioni di levatrice e di maestra di asilo (gratuitamente).
Nascono sei figli; tra essi, Antonino (1864) che entra nell’ordine dei Gesuiti a Gorizia. Dopo gli studi in diverse parti dell’Impero (le attuali Slovenia, Croazia, Austria, Polonia), in Francia, Spagna e Italia, è ordinato sacerdote a Cracovia.
Conseguito il dottorato in filosofia e teologia, insegna per più di vent’anni diritto canonico nel Centralseminar di Gorizia, dove è pure direttore spirituale.
Contemporaneamente, insegna croato e greco nello studentato dei Gesuiti.
Durante la prima guerra mondiale è cappellano dell’ospedale a Trieste e svolge diverse missioni di assistenza ai profughi.
Dopo la guerra, mentre è superiore a Trieste, viene mandato dalla Santa Sede come visitatore apostolico in Lituania, Lettonia ed Estonia (1921); nel 1922 è consacrato vescovo e inviato negli stessi paesi in qualità di delegato apostolico.
Dal 1928 al 1935, anno della sua morte, è nunzio apostolico in Lettonia.
Quando morì gli furono decretati i funerali di stato e lungo il tragitto del corteo funebre – riferisce la stampa del tempo – si assieparono più di centomila persone.
Volle essere sepolto nella terra che aveva (sono sue parole) “tanto amato”.
I Lettoni promisero di costruirgli una chiesa, ma le situazioni storiche, prima, e quelle economiche, poi, non lo consentirono.
Per questo è stata lanciata l’idea di erigere una chiesa in memoria sua e di mons. Umberto Miniussi per decenni parroco decano di Visco.
La somma raccolta (servono 100 milioni di lire) sarà consegnata direttamente al cardinale arcivescovo di Riga mons. Janis Pujats che sarà a Visco il 20 e 21 ottobre prossimo per visitare il paese natale del nunzio Zecchini.

- Testo di Ferruccio Tassin

Ursino De Bertis

Da studente contestatore ad avvocato, ambasciatore e infine Vescovo di Trieste: è questa la carriera di Ursino de Bertis, nato a Tapogliano il 22.01.1559, che apparteneva alla nobile stirpe dei de Bertis di Tapogliano.
I suoi antenati, di origine tedesca, erano arrivati in paese quando il patriarcato aveva ancora il potere temporale ed avevano ottenuto la nobiltà (e la loro casa il diritto d'asilo) per meriti legati all'allevamento del bestiame.
Ursino, partito da Tapogliano a 10 anni, impara ben presto la lingua slava, dimorando a Schavarzeneck, quella tedesca e latina , studiando anche dai Gesuiti a Graz.
Procede con gli studi di filosofia e di diritto a Padova, dove nel 1580 viene coinvolto in un tumulto contro i rettori dell'Università e condannato a sei mesi di carcere.
Liberato dal padre, Commissario Imperiale nel Finale, cambia Università e a Ferrara si laurea in " utroque iure ", diritto civile e diritto canonico, iniziando così una brillante carriera da avvocato. Diventato Segretario degli Stati Provinciali, segretario dell'Arciduca Carlo, nel 1591 vuole dedicarsi allo stato ecclesiastico e un anno dopo è sacerdote.
A Graz l'Arciduca Ferdinando gli offre la Sede Vescovile di Trieste e Ursino, dopo averlo accompagnato in importanti e delicati affari, sostiene davanti a Clemente VIII l'esame per la dignità vescovile.
Viene consacrato Vescovo, nella chiesa delle Monache del " Corpus Domini", dal cardinale Pallavicini, dal patriarca Barbaro e da Girolamo di Ponzia, vescovo di Adria e nunzio apostolico presso l'Arciduca Ferdinando.
E' il 1598. Dall' Arciduca, inoltre, gli vennero affidate importanti ambascerie al Papa Clemente VIII; nel 1607 viene mandato in Spagna per trattare il matrimonio dell'Arciduchessa Maddalena, sorella di Ferdinando, col principe di Toscana. Spirato nel 1620 a Gorizia, presso il convento dei Francescani, Ursino de Bertis fu sepolto a Trieste nella cappella di San Carlo Borromeo della Cattedrale di San Giusto.

- Testo di Giulio Tavian

Tita Birchebner, in divisa di veterano iscritto alla sezione di Aiello, con la sposa Antonietta Urbanet
Tita Birchebner, in divisa di veterano iscritto alla sezione di Aiello, con la sposa Antonietta Urbanet

Tita Birchebner

Giovanni Battista Birchebner vide la luce, nella casetta a destra della villa Pace a Tapogliano, il 27 marzo 1845.
Alla scuola del vicario don Leopoldo Visintin imparò rapidamente non solo a leggere e a scrivere, ma anche, con le prime nozioni musicali, a suonare l’harmonium, tanto che a soli dodici anni accompagnava già all’organo i canti dei fedeli durante le funzioni religiose.
La sua dedizione alla casata dei conti Pace, Guglielmo prima e Rodolfo poi, nella cui dimora passò l’intera sua esistenza, gli valsero il soprannome di “Tita dal Cont”, con il quale fu conosciuto da tutti.

L’importanza del personaggio in seno alla famiglia Pace risulta con eloquenza dalla definisione che ne dà la baronessa Tea Lapenna, che considerava lo zio Rodolfo Pace come genitore e i cuginetti come fratelli: “Tita era l’uomo di fiducia di papà, il factotum di mammam il mio regens chori e i coeducatore dei nostri fratelli”.

A giusto titolo qundi in famiglia era chiamato scherzosamente “il nostro Hans Sachs”, il celebre poeta-calzolaio di Norimberga, protagonista dei Maestri Cantori di Wagner, tanto più che Tita dal Cont si cimentò anche nella poesia.
Nel 1888 Tita fondò la corale di Tapogliano: i programmi musicali, concernenti il tema religioso-folcloristico, erano inizialmente limitati alla terra friulana.

Tita Birchebner negli anni del dopoguerra
Tita Birchebner negli anni del dopoguerra

Tita Birchebner negli anni del dopoguerra.

Esteta fino al midollo delle ossa, Birchebner rivelava un innato gusto artistico in tutte le sue cose, sia che si trattasse di esecuzioni musicali e corali, profane e religiose, sia che si trattasse di imbandieramenti, di decorazioni e di processioni.

Dal 1915 al 1919 Tita fu internato nella cittadella di Alessandria prima, e nel comune di Felizzano poi, a causa dei suoi trascorsi nell’esercito austro-ungarico, e, soprattutto, della fedeltà agli Absburgo, che in lui diventava quasi religione.
Tale fedeltà è testimoniata, fra l’altro, dalla canzone patriottica che scrisse e musicò nell’autunno del 1914, in occasione dell’onomastico dell’imperatore Francesco Giuseppe I, il cui ritornello diceva “Dio è con noi!”.

Rientrato a Tapogliano, continuò, già anziano, ad istruire il suo coro con vero spirito di dedizione, da uomo molto religioso quale egli era, dando un sano principio di completezza al suo insegnamento: canto religioso e canto folcloristico, principio rimasto integro anche in seguito per il coro di Tapogliano, che continuò a partecipare costantemente alle solennità religiose come alle sagre che si svolgevano nel paese.
Si occupò del suo coro fino al 1925, quando, ad età avanzata, passò la direzione a Siro Chiaselotti di Visco.
Anche negli ultimi anni della sua vita Tita Birchebner visse nell’ambito della famiglia Pace, in cui al conte Rodolfo era succeduto il figlio Marino che al fedelissimo servitore assicurò una decorosa vecchiaia.

E fu proprio la consorte di questi, contessa Gertrude Barbo, a chiudere gli occhi a Tita, il 12 dicembre 1928, alla bella età di 83 anni.
Dalla morte del fondatore, Giovanni Cian ( Giovanin Ciap ) ebbe il prezioso compito, con l'aiuto del benemerito organista Antonio Comar, di tenere unito il coro; lo consegnerà, nel 1932, nelle mani del venticinquenne maestro Giovanni Famea.

Celebrando il ventennale della scomparsa di Tita Birchebner, il coro giustamente assumerà il nome del fondatore, tributandogli così un ulteriore dovuto omaggio.

Il coro dell “voci bianche” di Tapogliano durante una esecuzione del 1985
Il coro dell “voci bianche” di Tapogliano durante una esecuzione del 1985
Il M.o Giovanni Famea alle tastiere dell’organo della Chiesa Parrocchiale di Tapogliano, attorniato dal coro, durante una messa domenicale del 1947
Il M.o Giovanni Famea alle tastiere dell’organo della Chiesa Parrocchiale di Tapogliano, attorniato dal coro, durante una messa domenicale del 1947

Giovanni Famea

Giovanni Famea nasce a Chiopris il 4 gennaio del 1907, fin da bambino ha la passione della musica. Dopo il primo conflitto mondiale va a Gorizia, nel collegio dei Salesiani, dove gli vengono forniti i primi rudimenti di insegnamento musicale.
Negli anni a cavallo tra la fine degli anni '20 e l'inizio degli anni '30 frequenta il ginnasio di Gorizia e successivamente consegue l'abilitazione magistrale.
Nel frattempo inizia a studiare pianoforte e altri strumenti, e nel 1932 assume la direzione della corale "Tita Birchebner" di Tapogliano dove la sua famiglia si era trasferita da tempo.
Gli studi musicali di Giovanni continuano e si ampliano: pianoforte e armonia a Udine con il maestro Dini, bel canto con il maestro Zitelli; frequenta a Venezia e a Padova corsi di aggiornamento musicale con il prof. Ghislanzoni ed il maestro Pasut, ed a Seravalle consegue il diploma di insegnamento corale secondo il metodo Ward.
L'impegno e l'attività si intensificano: tra il 1948 e il 1953 dirige il coro "Giuseppe Schiff” di Chiopris Viscone, dal 1952 al 1972 dirige il coro di voci bianche della scuola della scuola elementare "A. Gabelli" di Tapogliano dove è anche insegnante. Il coro di voci bianche partecipa a vari concorsi regionali e nazionali raccogliendo numerosi premi.
Gli elementi dei cori non erano soltanto diretti ma anche formati dal maestro Famea. Rilevante è anche l'attività svolta in Carnia assieme al musicologo Claudio Noliani nel campo della ricerca, catalogazione, salvaguardia e talvolta anche armonizzazione per coro di canti e musiche sacre e profane.
Questo lavoro ha prodotto la serie di trasmissioni intitolata “Itinerari Carnici” in collaborazione con la sede RAI di Trieste. Ancora insieme a Noliani, Famea pubblica la rassegna di villotte "Cur furlan" edito dalla "Società Filologica Friulana" e la rassegna di canti carno-friulani “Vôs di Cjargne” (Udine, 1988). La corale "Tita Birchebner" diretta da Giovanni Famea ottiene molti successi e partecipa a numerose manifestazioni corali sia in Italia che all'estero.
In particolare va ricordata l'Ungheria, dove la corale si e recata in tempi di "guerra fredda" aprendo fruttuosi contatti culturali. Di questo è stato riconoscente il governo Ungherese assegnando a Giovanni Famea la medaglia d'oro alla pubblica istruzione. Anche in tempi più recenti l'attività di Famea non si ferma: dal 1988 al 1995 insegna canto corale all'Università della Terza Età di Cervignano del Friuli.
A riconoscimento della cinquantennale attività di organista nelle parrocchie di Tapogliano, Crauglio e Versa, al M.o Famea è stata assegnata nel 1999 l'onorificenza pontificia "Pro ecclesia et pontefice". Nel 2002 il Giovanni Famea ha ricevuto il premio “Merit Furlan” per la sua attività di promozione e valorizzazione della musica friulana.
Nel 2003, infine, Giovanni Famea riceve il 1° Premio Tormilaghis, con la seguente motivazione:

“Nel farsi interpreti di un comune sentire, l'associazione culturale Tormilaghis, esprime il proprio riconoscimento al maestro Giovanni Famea per le lodevoli attività culturali svolte nell'ambito della promozione, della didattica e della direzione musicale nella forma del canto corale, nella ricerca e salvaguardia della musica e della canzone popolare, oltre che per la lunga attività di organista, assegnando il "PREMI TORMILAGHIS 2003".
Grassis Mestri par chel che l'à fat, al sodalissi cultural Tormilaghis gi augura ogni ben.
PALASI, 25 LUJ 2003.”