Italian

Cosa Vedere

LE VILLE DEL COMUNE

  • Campolongo al Torre - Villa Marcotti-Chiozza, sec. XVII-XVIII (?); XIX (?)
  • Cavenzano - Villa Antonini-Brunner-Krcivoy, sec. XVI-XVII (?); XVIII; XIX; XX.
  • Cavenzano - Villa e rustici Squarcial (sec. XVIII) - già Villa Concina.
  • Tapogliano - Villa Pace (1752 presunta conclusione lavori)
Villa Marcotti-Chiozza
Villa Marcotti-Chiozza

VILLA ANTONINI-BRUNNER-KRCIVOY

La villa sorge a Cavenzano e definisce il sito compreso tra via Aquileia e la strada per Aiello. Il complesso edilizio comprendente corpo dominicale e fabbriche di servizio, mostra una morfogenesi complessa ove, l'attuale assetto, è il risultato di differenti fasi edificatorie. Al secolo XVI risalgono probabilmente alcune parti minori del complesso poiché presentano ancora muri irregolari e molto spessi, traccia di un presunto antico fortilizio.

Il corpo dominicale ad occidente è collocabile tra fine '600 ed inizi '700; in questo periodo si edificò "ex novo" il segmento di fabbrica che, connettendosi con i resti di costruzioni antecedenti, formò la monumentale costruzione ad «U» tutt'ora esistente.
Questa realizzazione denuncia intenti di grandiosità monumentale: il corpo centrale è infatti interamente occupato da un salone a tre piani e doppio ballatoio, affiancato da una pregevole scala lapidea; il corpo ad est invece, con soluzione alquanto insolita, ospita un secondo salone a doppia altezza e balaustrato.

Entrambe le sale risultano affrescate da cicli di pitture per le quali s'è azzardata la paternità del Quaglio. Le fabbriche sei-settecentesche furono sottosposte a successivi rimaneggiamenti otto-novecenteschi. A nord del complesso si estende un vasto parco. Purtroppo, in epoca recente, un incendio doloso ha ridotto la parte nobiliare del complesso allo stato di rudere.

Linee difensive della destra Torre

Nelle campagne tra Campolongo e il torrente Torre videro crescere una poderosa linea di trincee in cemento armato, con postazione per fuciliera e mitragliatrici: la linea “Cadorna”, che doveva servire, continuando lungo tutta la riva destra del Torre, a bloccare un eventuale sfondamento austriaco del fronte carsico durante la Grande Guerra. Molte di tali trincee rimangono tutt’ora a testimoniare quei tragici giorni. Queste difese non furono utilizzate in quanto lo sfondamento del fronte a Caporetto, il 24 ottobre 1917, costrinse la III Armata italiana, nel cui ambito d’azione si trovava Campolongo, a ritirarsi per non venire accerchiati.

CAPITEL

Il Capitelllo (Capitel in friulano) è un monumento eretto nel 1820 come voto in seguito alla peste. E’ situato nella piazzetta di v. Cavour. Il Capitel è stato restaurato più volte nel tempo, anche in modo non molto accurato, in seguito ad alcuni incidenti automobilistici che lo videro coinvolto.

CAPPELLA VOTIVA SAN GAETANO

Cappella votiva di San Gaetano
Cappella votiva di San Gaetano

SACELLO DELLA MADONNA DI POMPEI

Il sacello (m 2,6x3,4) è situato in via del Molino, al capo ovest del paese. È stato costruito in stile neoclassico nel 1884 e completato con un pronao nel 1893. Venne eretto per voto da Giovanni Battista Gregorat sull'onda della rinnovata diffusione del culto mariano in seguito alle apparizioni di Lourdes del 1858.

CAPPELLA DI VIA MARCONI

La cappella, ora sconsacrata, sorge in via Marconi presso il numero civico 17. Fu benedetta il 20 maggio 1914 dal vicario don Giovanni Bertuso e annessa all'asilo infantile retto per alcuni anni dalle suore dell'Adorazione Perpetua. La cappella è ora sconsacrata.

VILLA PACE

La villa è leggermente arretrata rispetto alla strada ed è circondata da un grande giardino, delimitato in parte da fabbricati rustici. La casa consiste in un edificio a cubo con due risalti della stessa altezza a foggia di torri dal lato del fronte principale. Le sue caratteristiche architettoniche rilevano, sia nella planimetria sia nella facciata, compresenza e fusione di motivi mitteleuropei e veneti: la costruzione è suddivisa in tre piani, due inferiori della stessa altezza e uno superiore più basso, come nella maggior parte delle ville regionali. Le finestre dei piani inferiori sono rettangolari, le altre sono quadrate. Tutte le incorniciature delle finestre sono lineari e sembrano poggiare su sottili cornicioni che collegano le linee inferiori, motivo che probabilmente deriva dall'architettura veneta. Gli assi delle finestre presentano ancora il ritmo veneziano, ma è solo così che la disposizione delle strutture dimostra una certa concentrazione verso il centro; per questo motivo mancano i camini sul tetto.

L'asse centrale è ben evidenziata: al piano terreno c'è un ampio portale ad arco a tutto sesto, sormontato da un balcone. Evidente è il netto contrasto fra il motivo veneziano della testa nella chiave di volta dell'arco e le forme del Barocco austriaco nel balcone. Al confronto la porta superiore ha una cornice molto semplice ed è sormontata da una cimasa poco aggettante che richiama suggestioni austriache. Al secondo piano manca la finestra centrale, sostituita dallo stemma di famiglia, come è consuetudine nelle ville friulane. Rimarchevoli sono anche i corpi laterali, che presentano al centro un asse di finestre che riprende motivi e altezze del corpo centrale. Alte lesene, sormontate da ricchi, ma leggermente piatti, capitelli compositi, delimitano alle estremità i corpi laterali. Visti lateralmente e in proiezione orizzontale questi ultimi sembrano quasi torri, ma grazie ai mezzi architettonici e ai motivi del Rococò, rientrano pienamente nel contesto strutturale della facciata: il basamento, le fasce del cornicione e la trabeazione, tutte le linee orizzontali sono portate per tutta la larghezza della facciata, in modo da collegare i singoli corpi in un tutt'uno ideale. Sul retro della villa mancano le torri, che però erano sicuramente previste, come si può notare dal cornicione mancante e dalla finestra al secondo piano, che ha mantenuto la forma prevista di una porta. Anche le finestre centrali del retro dimostrano un rapido cambiamento progettuale; probabilmente era previsto uno scalone esterno, al quale si è rinunciato senza eliminare la porta al primo piano, che è stata murata, ma di cui è sopravissuta la cornice.

La planimetria dimostra chiare similitudini con le ville venete, il cui lungo salone centrale è qui ridotto per far posto allo scalone, tra i più interessanti architettonicamente della regione, che distingue questa da altre ville friulane: è inserito fra pareti lievemente rientranti e le rampe seguono un'andatura ellissoidale, riunendosi nel pianerottolo stretto e trapezoidale, dal quale una rampa centrale sale in direzione opposta. L'impressione visiva è data in particolare dall'altezza, giungendo infatti al secondo piano, il cui ambiente quadrato è incorniciato da un ballatoio con balaustra. Partendo dalla scala si apre, con effetto barocco, il grande salone, anch'esso a due piani, che mostra al piano superiore 10°stesso ballatoio con balaustra. Il salone presenta ricchi stucchi, che formano a tratti singole superfici libere, di cui le più grandi erano un tempo occupate da specchi. Il tenebroso dipinto su tela del soffitto del salone è attribuito a Francesco Guardi. Villa Pace evidenzia marcatamente una compresenza di suggestioni italiane e austriache. Tipicamente veneto è il ritmo delle finestre della facciata e la forma cubica, insieme ai cornicioni sotto le finestre e all'articolazione in tre piani. Di impronta austriaca è invece il portale centrale sormontato da un balcone, la porta di quest'ultimo e la cimasa. Solo la chiave di volta del portale è di influsso veneto. Tale mescolanza è visibile anche internamente: di impronta veneta è lo schema del salone centrale con gli ambienti annessi e del salone superiore a due piani con la balconata, come anche le pitture sul soffitto e gli stucchi. Ciò non vale per lo scalone, come anche per la disposizione degli ambienti: il salone inferiore accoglie il visitatore e lo conduce allo scalone, che aumenta di efficacia rappresentativa man mano che si sale; la vista diviene sempre più ampia e spaziosa, fino all'apertura del salone. Poco veneta è anche la colorazione del salone, una combinazione di giallo blu che ricorda i castelli tedeschi. La storia della costruzione dell'edificio non è chiara e la data 1752 sul soffitto del salone potrebbe indicare l'anno di completamento dell'edificio. 11°conte Guglielmo Coronini raccontava di aver visto delle lettere da cui risultava che l'Imperatrice Maria Teresa giudicava necessario un restauro delle residenze della famiglia Pace a Tapogliano, altrimenti non avrebbe dato il consenso alle nozze della sua dama di corte preferita con il conte Carl Maria Pace. Le tradizioni famigliari raccontano invece che la costruzione è sorta in seguito alla richiesta del fedecommesso per Tapogliano da parte della famiglia dell'Imperatrice, che per concederlo pretendeva però un degno edificio. Il fedecommesso fu concesso prima del termine dei lavori, e questo probabilmente spiega la mancanza delle torri e dello scalone esterno: il parsimonioso friulano non volle spendere più del necessario. Queste ipotesi sono solo parzialmente verificabili in quanto i documenti di famiglia sono andati bruciati durante la prima guerra mondiale: la mancanza dello scalone esterno deve essere sicuramente collegata alla rinuncia alle torri, considerando che il lato rappresentativo della villa è quello retrostante. Se si presuppone una modifica del progetto prima del termine della costruzione, allora l'attuale portale centrale e lo scalone interno devono essere un'aggiunta posteriore. L'atrio superiore inizialmente previsto fu trasformato in uno scalone, con la conseguente disposizione degli ambienti, dove mancano le connotazioni venete, come nello scalone e nel portale centrale su due livelli. È quindi evidente l'influsso austriaco dopo la modificazione del progetto, per cui risulta improbabile un cambiamento progettuale troppo repentino ed è da supporsi che sia intervenuto un architetto diverso, di tendenze e orientamenti assai poco italiani.

L'attribuzione della villa al Pacassi, propagata da fonti orali e da alcuni storici dell'arte, è poco credibile: la prima parte del progetto è troppo ricca di influssi veneti, le caratteristiche esteriori essenziali, la riduzione dell'efficacia rappresentativa dovuta all'alternanza di superficie muraria e finestre e la compattezza chiusa dell'edificio male si accostano ai suoi principi creativi. La disposizione degli ambienti lascia presupporre l'intervento di un vero maestro e dunque le modificazioni della seconda fase edilizia possono aver seguito i suggerimenti del Pacassi. Per quanto riguarda 10° scalone, cuore del nuovo complesso, il conte Guglielmo Coronini ha riferito di un documento che attribuisce la scala ad uno scalpellino goriziano con un nome a lui sconosciuto. 11°tipo architettonico scelto per la villa è sicuramente quello della villa veneta, ma ci sono anche elementi planimetrici delle "ville a quattro torri" della zona di dominio austriaco e dei castelli in Carinzia e in Carniola del XVI e XVII secolo.

Le somiglianze esteriori con questi castelli trovano la loro corrispondenza nella simile posizione sociale dei committenti: questi non erano signori feudali di vecchia data, ma erano per lo più commercianti o militari benestanti ai quali era stato conferito un titolo nobiliare. I pace divennero Baroni dell'Impero nel 1675 e ottennero il titolo di Conti probabilmente soltanto con il ramo di Udine.

I Pace, nei territori di dominazione austriaca, adottarono un tipo architettonico di antica rispettabilità, che ricordava i castelli della regione e il cui aspetto aveva un'efficacia per così dire "araldica". Al semplice aspetto esteriore, signorile e poco moderno, corrispondono gli elementi decorativi scelti della costruzione primitiva e le lineari cornici delle finestre; ma anche lo schema dell'allestimento degli interni rivela chiaramente un tratto tradizionalista. Solamente nella seconda fase edilizia la villa ottenne, grazie alle suggestioni rococò, un carattere più vivace e adeguato ai tempi, da cui la moderna scala e l'abbondanza di stucchi interni, di gran lunga superiore alle costruzioni della zona. È quindi logico ricondurre il repentino cambio stilistico ai nuovi rapporti con la Corte viennese: il conte Carl Maria Pace proveniva da una ricca famiglia patrizia di Udine prima di diventare un militare austriaco. Nelle guerre contro i Turchi, a fianco del Principe Eugenio di Savoia, si fece grande onore e conquistò la fiducia dell'Imperatrice. La sua promozione a Tesoriere di Corte segna una tappa fondamentale della sua ulteriore ascesa sociale, al punto che fu anche accettato nell'ambito Ordine di Santo Stefano.

La villa di Tapogliano, forse nemmeno del tutto completata, non incontrava più i gusti del padrone di casa: egli non aveva più bisogno di legittimare la sua origine per mezzo di antiche forme architettoniche, sentendo semmai l'esigenza di realizzare un edificio maggiormente in sintonia con lo stile di Corte. Non è dato sapere se fossero effettivamente necessarie le pressioni dell'Imperatrice. È certo però che non era un problema di costi: le parti costruttive più nuove e soprattutto l'allestimento degli interni non danno in alcun modo l'impressione che si sia risparmiato, quando perfino per il dipinto del soffitto fu incaricato uno dei migliori pittori del tempo. In tal modo, intorno alla metà del XVIII secolo, l'iniziale "villa a quattro torri", dalle linee essenziali, compatte e un po' pesanti, divenne l'elegante villa rococò che oggi si presenta ai nostri occhi.